IL METODO DELLA COORDINAZIONE GENITORIALE E PRINCIPALI DIFFERENZE RISPETTO ALLA MEDIAZIONE FAMILIARE

Redatto da: Dott.ssa Laura Manzoni – Mediatrice Familiare, Coordinatore Genitoriale Staff NFP

La coordinazione genitoriale nasce negli stati uniti negli anni 90 e ad oggi è applicata in tutti gli stati. Lo scopo della coordinazione genitoriale non è quello di eliminare il conflitto e nemmeno ridurlo, ma quello di permettere al bambino di avere una vita sufficientemente adeguata.

La coordinazione genitoriale si occupa delle coppie altamente conflittuali, dove il conflitto lede i diritti dei bambini. Si tratta di conflitto non mediabile con genitori arroccati sulle loro posizioni e difficilmente rimuovibili dalle stesse. Sono quei genitori che vengono presi in carico dai servizi e non si riesce a raggiungere alcun obiettivo nei colloqui e che a tratti mettono davanti i propri bisogni a quelli dei bambini.

Il coordinatore genitoriale lavora con le coppie altamente conflittuali ma che si rendono conto di esserlo e di non farcela più, oppure su invio dei rispettivi avvocati o con sentenza del Tribunale.

Lo scopo della coordinazione genitoriale è quello garantire al minore una vita sufficientemente accettabile e non la creazione di uno stile comunicativo adeguato che permetta di prendere accordi tra i genitori, come invece ci si aspetta dalla mediazione. All’interno del contesto della coordinazione genitoriale i genitori potrebbero anche non parlarsi mai e scegliere questa modalità per tutelare i propri figli.

Si tratta di un modello di riduzione del danno e non ha altri scopi prefissati (se poi dalla coordinazione genitoriale arriva anche una buona comunicazione e una collaborazione tra i genitori meglio. Tuttavia non è lo scopo!)

Così come il mediatore, il coordinatore genitoriale è esente da altri compiti. Non si occupa della protezione dei bambini, non si occupa dei percorsi individuali dei genitori, non è il legale dei genitori, pertanto si tratta di un professionista imparziale.

 

LA MEDIAZIONE FAMILIARE: COMUNICARE NEL CONFLITTO

 

Redatto da: Dott.ssa Paola Anastasio – Mediatrice Familiare Staff NFP

Un obiettivo della mediazione familiare è riattivare i canali di comunicazione tra  due genitori, in fase di separazione, affinchè si ricostituisca uno spazio negoziale in cui mamma e papà possano trovare accordi e soluzioni condivise, a vantaggio della serenità personale e di quella dei loro figli.

L’acutizzarsi di una crisi si riflette, in genere, sulla incapacità dei genitori di comunicare tra loro in maniera efficace e positiva. Le divergenze legate agli interessi, ai bisogni individuali, producono spesso un alto grado di emotività e conflitto. Ripristinare una comunicazione efficace rappresenta il primo passo da compiere in mediazione.

Ma comunicare nel conflitto non è per niente facile! O meglio, non è facile comunicare senza incorrere nelle “trappole” che fanno perdere di vista il reale contenuto del messaggio che si desidera trasferire, o che ci distolgono dall’ascolto dei massaggi che ci arrivano dall’altro.

La comunicazione veicola non solo parole, contenuti, ma soprattutto emozioni, stati d’animo, che se prendono il sopravvento possono ostacolarne la chiarezza e l’efficacia.

Quando vediamo l’altro come un potenziale nemico, e siamo dominati dalla rabbia o dal rancore, facciamo fatica a predisporci all’ascolto e a cogliere quei segnali positivi, che potrebbero tornare a comun vantaggio, per depotenziare   il conflitto.

D’altra parte non ci si può sottrarre dal comunicare! Non solo perché, di fatto, i genitori hanno la necessità di relazionarsi per prendere accordi rispetto ai figli, ma anche perché un principio fondamentale della comunicazione ci insegna che non è possibile non comunicare.

Cosa significa? In buona sostanza significa che tutti i nostri comportamenti trasmettono all’altro, anche inconsapevolmente, dei messaggi. Comunichiamo anche stando in silenzio!

Ma come facciamo ad aiutare quei i genitori che si trovano in una fase critica della loro vita personale a riattivare un dialogo il più possibile costruttivo, finalizzato a riorganizzare la loro vita e quella dei loro figli?

In questa fase il ruolo del mediatore familiare diviene strategico.

La necessità di tutelare i legami genitoriali, ma soprattutto la finalità di arrivare ad un accordo consapevole e realmente condiviso dai genitori, che hanno deciso di intraprendere un percorso di mediazione, fa sì che il ruolo del mediatore familiare sia proprio quello di individuare le dinamiche conflittuali, riconoscere le emozioni, i bisogni, gli stili comunicativi e negoziali di entrambe le parti utilizzando sapientemente alcuni strumenti fondamentali.

L’ascolto attivo, l’empatia, l’uso delle domande, la riformulazione dei messaggi, la “ristrutturazione” di significato rispetto alla rappresentazione della realtà che ciascuno dei genitori porta in mediazione, possono trasformare la comunicazione rendendola più fluida ed efficace al pari di un processo “alchemico”.

Non sempre può funzionare, ma non provarci, può significare, per i genitori, chiudere a qualunque tentativo di dialogo”, delegando ad un legale o ad un giudice le decisioni determinanti per la loro vita e per quella dei loro figli.