EVENTO – PRESENTAZIONE GRUPPO PER GENITORI SEPARATI

SEI UN GENITORE SINGLE? HAI VISSUTO L’ESPERIENZA DI UNA SEPARAZIONE?

 

PARTECIPA A UN GRUPPO DI CONFRONTO PER GENITORI SEPARATI

 Chi può partecipare?

L’esperienza del gruppo è aperta ai singoli genitori separati, ma anche ai nonni e ai nuovi partner

Che cosa facciamo?

Ci incontriamo ogni due settimane, per un’ora e mezza circa. Il gruppo offre uno spazio di condivisione e di ascolto tra persone che vivono la stessa esperienza

Perchè partecipare?

Per confrontarsi su problemi comuni o personali e per cercare soluzioni alle difficoltà

Dove?

A Milano in via Costa 33, presso la sede di Newport Family Point. Per info e adesioni, 02 94394342 oppure 334 9158681

 

LA MEDIAZIONE FAMILIARE

Redatto da: Dott.ssa Gabriella Manicone – Mediatrice Familiare, Staff NFP

Spesso si riscontra poca chiarezza sul significato di queste due parole, spesso si tende a pensare che la mediazione familiare serva per “rimettere insieme” la coppia, per “fare pace”, per “non separarsi più” o cose simili.
A volte si confonde la mediazione familiare con una sorta di “psicoterapia”, di “terapia di coppia”, di consulenza finalizzata alla risoluzione dei conflitti. Non è così.

La mediazione familiare è un percorso nel quale una terza persona imparziale (il mediatore) aiuta i genitori a trovare accordi efficaci sui figli in vista o in seguito alla separazione o al divorzio.

Che rapporto intercorre tra la mediazione familiare e la procedura legale di separazione o divorzio?

Esiste un rapporto di assoluta indipendenza e autonomia.
Gli accordi presi durante gli incontri di Mediazione non costituiscono in alcun modo vincolo giuridico per le parti che possono decidere di rispettarli se lo ritengono utile, ovvero di sottoporli all’esame di un avvocato per eventualmente inserirli in un atto giuridico idoneo ad avviare una procedura legale. La mediazione familiare non sostituisce il lavoro di avvocati, giudici, medici, consulenti finanziari, psicologi e psicoterapeuti, ma lo integra.

Chi è il mediatore?

Il mediatore familiare è un esperto che aiuta i genitori a gestire il cambiamento in atto e la conflittualità presente, ma il mediatore non risolve i conflitti.
Il mediatore lavora con i genitori per gestire tali conflitti al fine di prendere decisioni e accordi realistici, tarati sulle esigenze di ognuno e soddisfacenti per entrambi e per i propri figli.

Dove?

Gli incontri di mediazione solitamente si svolgono in uno spazio neutro e silenzioso, in cui le parti possono sentirsi libere di parlare e discutere tra loro con la massima riservatezza, uno spazio in cui ognuno può essere ascoltato senza venire giudicato. Quante volte abbiamo la sensazione di parlare senza essere ascoltati davvero? Quante volte “ascoltiamo” l’altro, senza capirlo veramente?
Nella vita di tutti i giorni è normale che questo accada, ma nella stanza di mediazione cerchiamo, proviamo, ci sforziamo di migliorare un po’ questo aspetto scoprendo, spesso, che le liti e le incomprensioni nascono proprio da lì, dalla mancanza di ascolto reciproco.

Quanto dura il percorso?

Generalmente il percorso di mediazione ha una durata media di 10/12 incontri di circa 1 ora ciascuno. Il percorso di mediazione familiare può essere intrapreso in qualsiasi momento, prima, durante o dopo un procedimento giudiziario. L’ideale sarebbe iniziare prima ma, nel caso sia già in corso, sarà sufficiente sospendere l’attività giudiziaria fino all’esito della mediazione.

Vantaggi

Seguire un percorso di mediazione familiare porta in sé numerosi vantaggi tra cui:

  • miglioramento delle capacità comunicative.
  • maggior stima di sé e dell’altro.
  • maggior continuità e coinvolgimento nel reciproco ruolo genitoriale.
  • maggior consapevolezza delle conseguenze personali derivanti dalla separazione.
  • raggiungimento di accordi più equi, più condivisi e quindi più rispettati nel tempo perché elaborati dai genitori autonomamente e non imposti dal genitore più forte (economicamente o emotivamente) o dall’autorità giudiziaria competente.
  • garanzia di assoluta riservatezza e del segreto professionale.
  • riduzione dei tempi e dei costi rispetto alle controversie giudiziarie.

Curiosità

In Giappone la mediazione familiare si pratica da oltre 100 anni come prima scelta, perché è considerato un disonore non riuscire a risolvere da sé, seppur con l’aiuto di un mediatore, i propri conflitti. Ricorrere al Tribunale delegando ad un giudice il potere di disporre della propria vita è motivo di grande vergogna!

ASSEGNO DI DIVORZIO E TENORE DI VITA

Redatto da: Dott.ssa Livia Tomassini – Mediatrice Familiare Staff NFP

 

Con la sentenza n. 11504 del 10 maggio 2017, la Corte di Cassazione, sez. I civile, ha messo in discussione il “tenore di vita” quale parametro per la determinazione dell’assegno di divorzio.

Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione della sentenza, si è scritto e detto molto: proviamo dunque a fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto, quella della Corte di Cassazione è una sentenza. Mentre la legge si applica a tutti, la sentenza “fa stato tra le parti”, cioè vale per coloro che sono parti nel giudizio in cui la sentenza viene pronunciata.

La sentenza n. 11504/2017 è dunque efficace per i coniugi che sono stati parti in causa; per tutti gli altri, costituisce solo un precedente, che potrà o meno essere consolidato da altre pronunce di contenuto analogo.

Nel merito, la sentenza ribadisce innanzitutto la differenza tra assegno di separazione e assegno di divorzio: mentre la separazione personale lascia in vigore,  seppure in forma attenuata, gli obblighi coniugali ( fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia, coabitazione), con il divorzio il rapporto matrimoniale si estingue sul piano non solo personale, ma anche economico-patrimoniale.

Quindi, se in caso di separazione è ragionevole fare riferimento al tenore di vita matrimoniale (perchè si tratta pur sempre di coniugi, ancorchè separati), in caso di divorzio “ogni riferimento a tale rapporto (quello matrimoniale) finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica, in una indebita prospettiva, per così dire, di ultrattività del vincolo matrimoniale”.

Per la Suprema Corte dunque il diritto all’assegno di divorzio è eventualmente riconosciuto all’ex coniuge richiedente come “persona singola” e non già come (ancora) parte di un rapporto matrimoniale ormai estinto anche sul piano economico-patrimoniale.

Si deve quindi ritenere, secondo la sentenza in esame, che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale. L’interesse tutelato con l’attribuzione dell’assegno divorzile non è il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma il raggiungimento della indipendenza economica, in tal senso dovendosi intendere la funzione esclusivamente assistenziale dell’assegno divorzile.

Occorre a questo punto soffermarsi sul parametro della indipendenza economica, al quale rapportare l’adeguatezza/inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge richiedente, nonché la possibilità/impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.

Secondo la Cassazione, i principali indici per accertare se l’ex coniuge disponga o meno di mezzi adeguati o possa procurarseli (salva l’impossibilità per fatti oggettivi) sono:

1.il possesso di redditi di qualsiasi specie;

  1. il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari;
  2. le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale;
  3. la stabile disponibilità di una casa di abitazione

Nella sentenza in esame dunque il Collegio, avendo accertato che l’ex coniuge disponeva di un proprio patrimonio personale, di una abitazione e della possibilità di lavorare e guadagnare, ha negato il riconoscimento dell’assegno divorzile.

Ovviamente, tutto quanto sopra nulla ha a che vedere con gli obblighi che  i  genitori hanno – anche dopo il divorzio – nei confronti dei figli, i quali hanno diritto di essere mantenuti, educati e istruiti da entrambi i genitori in misura proporzionale alle capacità patrimoniali di ciascuno.