SEPARARSI. PERCHE’ PRIMA DAL MEDIATORE FAMILIARE CHE DALL’AVVOCATO

Redatto da dott.ssa Laura Quattrini – Mediatrice Familiare, Staff NFP

Cosa succede quando una coppia decide di separarsi?

Solitamente quando una coppia decide di separarsi non vi è accordo univoco sulla decisione, di solito uno dei due decide di chiudere la propria storia di coppia e l’altro invece non è d’accordo e vorrebbe fare qualche tentativo di riconciliazione o, addirittura, si dichiara talmente innamorato da non voler nemmeno considerare l’ipotesi di separarsi.

Sono momenti delicati e dolorosi per entrambi, con posizioni differenti.

Il partner che è stato lasciato si sente ferito ed offeso e, perciò, in collera. Da qui la tristezza ed il suo senso di inadeguatezza e di frustrazione, stati emotivi che, nel suo immaginario, potrebbe compensare solo attraverso una difesa aggressiva messa in atto dal proprio avvocato. D’altro lato, chi ha lasciato avrà fretta di arrivare alla separazione in modo da lenire i sensi di colpa ed abbassare la sofferenza; mentre il partner lasciato avrà invece gradi e tempi di accettazione della separazione diversi.

Queste situazioni portano a perdere di vista quali sono i veri bisogni dei minori coinvolti nella separazione dei propri genitori. I figli della coppia che si separa si trovano, loro malgrado, ad essere presenti a queste manifestazioni di dolore misto a rabbia e si trovano a dover subire le conseguenze della crisi coniugale, rispetto alla quale molte volte si sentono anche colpevoli di quanto accade.

In generale, i diversi vissuti della coppia che si separa determinano il loro modo di relazionarsi tra di loro e con i figli ed ampliano la forbice dell’incomunicabilità e del dolore.

Perché prima dal mediatore familiare che dall’avvocato?

Nella maggior parte dei casi, quando una coppia decide di separarsi, la prima figura professionale alla quale si rivolge è quella dell’avvocato.

L’ideale sarebbe invece indirizzarsi prima ad un mediatore familiare per elaborare il lutto della separazione e per provare, nella realtà, gli aspetti pratici dei nuovi equilibri che la separazione necessariamente porta con sé.

E’ difficile per due persone che hanno investito tanto nella relazione con l’altro – mettendo anche al mondo dei figli – dire “basta” e iniziare a programmare la vita da genitori senza essere coppia.

L’opportunità che la mediazione familiare offre è di poter negoziare personalmente, con l’aiuto dell’esperto, tutte le questioni che riguardano la propria vita e quella dei propri figli scegliendo ciò che si ritiene più idoneo alla propria situazione, nel rispetto dei propri bisogni come di quelli altrui.

Solo i genitori conoscono i propri ritmi lavorativi, gli orari delle attività dei propri figli, le loro esigenze, le risorse di cui dispongono. Se questi aspetti vengono negoziati durante la mediazione, i genitori riescono a raggiungere accordi su misura per loro e, per questo motivo, più duraturi.

All’esito del percorso di mediazione quegli accordi arrivano all’avvocato, che ne effettua un controllo di legittimità prima di sottoporli all’attenzione del giudice per la loro omologazione. Il giudice, così, si ritrova un accordo già testato, sul quale le parti hanno lavorato.

L’Italia è indietro in materia di mediazione familiare

In Francia ed in Spagna la mediazione familiare è praticata da tempo in modo capillare.

In Inghilterra e Germania il primo colloquio informativo con il mediatore familiare è obbligatorio per le coppie che si vogliono separare. Tale obbligo è stato di recente introdotto anche in Croazia.

L’Italia è ancora indietro. Da noi è ancora molta la diffidenza sull’importanza e l’utilità della mediazione familiare.

Quali sono gli ostacoli maggiori alla diffusione della mediazione familiare in Italia?

C’è scarsa conoscenza in materia.

Ancora oggi, nella maggior parte dei casi, quando una coppia decide di separarsi, la prima figura professionale alla quale si rivolge è quella dell’avvocato, in una convinzione culturale che solo quest’ultimo sia legittimato a tutelare i diritti dei membri di una famiglia in fase di disgregazione.

Se non è l’avvocato ad inviare la coppia in mediazione perché ci crede, difficilmente il percorso di mediazione viene intrapreso dalle coppie in crisi.

Le nuove generazioni di avvocati familiaristi si stanno lentamente aprendo alla mediazione e sono più sensibili all’idea che la figura del mediatore familiare possa in concreto  alleggerire il lavoro dei legali di alcuni aspetti e possa essere davvero utile ai fini dell’interesse delle due parti e dei minori.

 

LA MEDIAZIONE FAMILIARE: COMUNICARE NEL CONFLITTO

 

Redatto da: Dott.ssa Paola Anastasio – Mediatrice Familiare Staff NFP

Un obiettivo della mediazione familiare è riattivare i canali di comunicazione tra  due genitori, in fase di separazione, affinchè si ricostituisca uno spazio negoziale in cui mamma e papà possano trovare accordi e soluzioni condivise, a vantaggio della serenità personale e di quella dei loro figli.

L’acutizzarsi di una crisi si riflette, in genere, sulla incapacità dei genitori di comunicare tra loro in maniera efficace e positiva. Le divergenze legate agli interessi, ai bisogni individuali, producono spesso un alto grado di emotività e conflitto. Ripristinare una comunicazione efficace rappresenta il primo passo da compiere in mediazione.

Ma comunicare nel conflitto non è per niente facile! O meglio, non è facile comunicare senza incorrere nelle “trappole” che fanno perdere di vista il reale contenuto del messaggio che si desidera trasferire, o che ci distolgono dall’ascolto dei massaggi che ci arrivano dall’altro.

La comunicazione veicola non solo parole, contenuti, ma soprattutto emozioni, stati d’animo, che se prendono il sopravvento possono ostacolarne la chiarezza e l’efficacia.

Quando vediamo l’altro come un potenziale nemico, e siamo dominati dalla rabbia o dal rancore, facciamo fatica a predisporci all’ascolto e a cogliere quei segnali positivi, che potrebbero tornare a comun vantaggio, per depotenziare   il conflitto.

D’altra parte non ci si può sottrarre dal comunicare! Non solo perché, di fatto, i genitori hanno la necessità di relazionarsi per prendere accordi rispetto ai figli, ma anche perché un principio fondamentale della comunicazione ci insegna che non è possibile non comunicare.

Cosa significa? In buona sostanza significa che tutti i nostri comportamenti trasmettono all’altro, anche inconsapevolmente, dei messaggi. Comunichiamo anche stando in silenzio!

Ma come facciamo ad aiutare quei i genitori che si trovano in una fase critica della loro vita personale a riattivare un dialogo il più possibile costruttivo, finalizzato a riorganizzare la loro vita e quella dei loro figli?

In questa fase il ruolo del mediatore familiare diviene strategico.

La necessità di tutelare i legami genitoriali, ma soprattutto la finalità di arrivare ad un accordo consapevole e realmente condiviso dai genitori, che hanno deciso di intraprendere un percorso di mediazione, fa sì che il ruolo del mediatore familiare sia proprio quello di individuare le dinamiche conflittuali, riconoscere le emozioni, i bisogni, gli stili comunicativi e negoziali di entrambe le parti utilizzando sapientemente alcuni strumenti fondamentali.

L’ascolto attivo, l’empatia, l’uso delle domande, la riformulazione dei messaggi, la “ristrutturazione” di significato rispetto alla rappresentazione della realtà che ciascuno dei genitori porta in mediazione, possono trasformare la comunicazione rendendola più fluida ed efficace al pari di un processo “alchemico”.

Non sempre può funzionare, ma non provarci, può significare, per i genitori, chiudere a qualunque tentativo di dialogo”, delegando ad un legale o ad un giudice le decisioni determinanti per la loro vita e per quella dei loro figli.