EVENTO – PRESENTAZIONE GRUPPO PER GENITORI SEPARATI

SEI UN GENITORE SINGLE? HAI VISSUTO L’ESPERIENZA DI UNA SEPARAZIONE?

 

PARTECIPA A UN GRUPPO DI CONFRONTO PER GENITORI SEPARATI

 Chi può partecipare?

L’esperienza del gruppo è aperta ai singoli genitori separati, ma anche ai nonni e ai nuovi partner

Che cosa facciamo?

Ci incontriamo ogni due settimane, per un’ora e mezza circa. Il gruppo offre uno spazio di condivisione e di ascolto tra persone che vivono la stessa esperienza

Perchè partecipare?

Per confrontarsi su problemi comuni o personali e per cercare soluzioni alle difficoltà

Dove?

A Milano in via Costa 33, presso la sede di Newport Family Point. Per info e adesioni, 02 94394342 oppure 334 9158681

 

SEPARARSI. PERCHE’ PRIMA DAL MEDIATORE FAMILIARE CHE DALL’AVVOCATO

Redatto da dott.ssa Laura Quattrini – Mediatrice Familiare, Staff NFP

Cosa succede quando una coppia decide di separarsi?

Solitamente quando una coppia decide di separarsi non vi è accordo univoco sulla decisione, di solito uno dei due decide di chiudere la propria storia di coppia e l’altro invece non è d’accordo e vorrebbe fare qualche tentativo di riconciliazione o, addirittura, si dichiara talmente innamorato da non voler nemmeno considerare l’ipotesi di separarsi.

Sono momenti delicati e dolorosi per entrambi, con posizioni differenti.

Il partner che è stato lasciato si sente ferito ed offeso e, perciò, in collera. Da qui la tristezza ed il suo senso di inadeguatezza e di frustrazione, stati emotivi che, nel suo immaginario, potrebbe compensare solo attraverso una difesa aggressiva messa in atto dal proprio avvocato. D’altro lato, chi ha lasciato avrà fretta di arrivare alla separazione in modo da lenire i sensi di colpa ed abbassare la sofferenza; mentre il partner lasciato avrà invece gradi e tempi di accettazione della separazione diversi.

Queste situazioni portano a perdere di vista quali sono i veri bisogni dei minori coinvolti nella separazione dei propri genitori. I figli della coppia che si separa si trovano, loro malgrado, ad essere presenti a queste manifestazioni di dolore misto a rabbia e si trovano a dover subire le conseguenze della crisi coniugale, rispetto alla quale molte volte si sentono anche colpevoli di quanto accade.

In generale, i diversi vissuti della coppia che si separa determinano il loro modo di relazionarsi tra di loro e con i figli ed ampliano la forbice dell’incomunicabilità e del dolore.

Perché prima dal mediatore familiare che dall’avvocato?

Nella maggior parte dei casi, quando una coppia decide di separarsi, la prima figura professionale alla quale si rivolge è quella dell’avvocato.

L’ideale sarebbe invece indirizzarsi prima ad un mediatore familiare per elaborare il lutto della separazione e per provare, nella realtà, gli aspetti pratici dei nuovi equilibri che la separazione necessariamente porta con sé.

E’ difficile per due persone che hanno investito tanto nella relazione con l’altro – mettendo anche al mondo dei figli – dire “basta” e iniziare a programmare la vita da genitori senza essere coppia.

L’opportunità che la mediazione familiare offre è di poter negoziare personalmente, con l’aiuto dell’esperto, tutte le questioni che riguardano la propria vita e quella dei propri figli scegliendo ciò che si ritiene più idoneo alla propria situazione, nel rispetto dei propri bisogni come di quelli altrui.

Solo i genitori conoscono i propri ritmi lavorativi, gli orari delle attività dei propri figli, le loro esigenze, le risorse di cui dispongono. Se questi aspetti vengono negoziati durante la mediazione, i genitori riescono a raggiungere accordi su misura per loro e, per questo motivo, più duraturi.

All’esito del percorso di mediazione quegli accordi arrivano all’avvocato, che ne effettua un controllo di legittimità prima di sottoporli all’attenzione del giudice per la loro omologazione. Il giudice, così, si ritrova un accordo già testato, sul quale le parti hanno lavorato.

L’Italia è indietro in materia di mediazione familiare

In Francia ed in Spagna la mediazione familiare è praticata da tempo in modo capillare.

In Inghilterra e Germania il primo colloquio informativo con il mediatore familiare è obbligatorio per le coppie che si vogliono separare. Tale obbligo è stato di recente introdotto anche in Croazia.

L’Italia è ancora indietro. Da noi è ancora molta la diffidenza sull’importanza e l’utilità della mediazione familiare.

Quali sono gli ostacoli maggiori alla diffusione della mediazione familiare in Italia?

C’è scarsa conoscenza in materia.

Ancora oggi, nella maggior parte dei casi, quando una coppia decide di separarsi, la prima figura professionale alla quale si rivolge è quella dell’avvocato, in una convinzione culturale che solo quest’ultimo sia legittimato a tutelare i diritti dei membri di una famiglia in fase di disgregazione.

Se non è l’avvocato ad inviare la coppia in mediazione perché ci crede, difficilmente il percorso di mediazione viene intrapreso dalle coppie in crisi.

Le nuove generazioni di avvocati familiaristi si stanno lentamente aprendo alla mediazione e sono più sensibili all’idea che la figura del mediatore familiare possa in concreto  alleggerire il lavoro dei legali di alcuni aspetti e possa essere davvero utile ai fini dell’interesse delle due parti e dei minori.

 

LA MEDIAZIONE FAMILIARE

Redatto da: Dott.ssa Gabriella Manicone – Mediatrice Familiare, Staff NFP

Spesso si riscontra poca chiarezza sul significato di queste due parole, spesso si tende a pensare che la mediazione familiare serva per “rimettere insieme” la coppia, per “fare pace”, per “non separarsi più” o cose simili.
A volte si confonde la mediazione familiare con una sorta di “psicoterapia”, di “terapia di coppia”, di consulenza finalizzata alla risoluzione dei conflitti. Non è così.

La mediazione familiare è un percorso nel quale una terza persona imparziale (il mediatore) aiuta i genitori a trovare accordi efficaci sui figli in vista o in seguito alla separazione o al divorzio.

Che rapporto intercorre tra la mediazione familiare e la procedura legale di separazione o divorzio?

Esiste un rapporto di assoluta indipendenza e autonomia.
Gli accordi presi durante gli incontri di Mediazione non costituiscono in alcun modo vincolo giuridico per le parti che possono decidere di rispettarli se lo ritengono utile, ovvero di sottoporli all’esame di un avvocato per eventualmente inserirli in un atto giuridico idoneo ad avviare una procedura legale. La mediazione familiare non sostituisce il lavoro di avvocati, giudici, medici, consulenti finanziari, psicologi e psicoterapeuti, ma lo integra.

Chi è il mediatore?

Il mediatore familiare è un esperto che aiuta i genitori a gestire il cambiamento in atto e la conflittualità presente, ma il mediatore non risolve i conflitti.
Il mediatore lavora con i genitori per gestire tali conflitti al fine di prendere decisioni e accordi realistici, tarati sulle esigenze di ognuno e soddisfacenti per entrambi e per i propri figli.

Dove?

Gli incontri di mediazione solitamente si svolgono in uno spazio neutro e silenzioso, in cui le parti possono sentirsi libere di parlare e discutere tra loro con la massima riservatezza, uno spazio in cui ognuno può essere ascoltato senza venire giudicato. Quante volte abbiamo la sensazione di parlare senza essere ascoltati davvero? Quante volte “ascoltiamo” l’altro, senza capirlo veramente?
Nella vita di tutti i giorni è normale che questo accada, ma nella stanza di mediazione cerchiamo, proviamo, ci sforziamo di migliorare un po’ questo aspetto scoprendo, spesso, che le liti e le incomprensioni nascono proprio da lì, dalla mancanza di ascolto reciproco.

Quanto dura il percorso?

Generalmente il percorso di mediazione ha una durata media di 10/12 incontri di circa 1 ora ciascuno. Il percorso di mediazione familiare può essere intrapreso in qualsiasi momento, prima, durante o dopo un procedimento giudiziario. L’ideale sarebbe iniziare prima ma, nel caso sia già in corso, sarà sufficiente sospendere l’attività giudiziaria fino all’esito della mediazione.

Vantaggi

Seguire un percorso di mediazione familiare porta in sé numerosi vantaggi tra cui:

  • miglioramento delle capacità comunicative.
  • maggior stima di sé e dell’altro.
  • maggior continuità e coinvolgimento nel reciproco ruolo genitoriale.
  • maggior consapevolezza delle conseguenze personali derivanti dalla separazione.
  • raggiungimento di accordi più equi, più condivisi e quindi più rispettati nel tempo perché elaborati dai genitori autonomamente e non imposti dal genitore più forte (economicamente o emotivamente) o dall’autorità giudiziaria competente.
  • garanzia di assoluta riservatezza e del segreto professionale.
  • riduzione dei tempi e dei costi rispetto alle controversie giudiziarie.

Curiosità

In Giappone la mediazione familiare si pratica da oltre 100 anni come prima scelta, perché è considerato un disonore non riuscire a risolvere da sé, seppur con l’aiuto di un mediatore, i propri conflitti. Ricorrere al Tribunale delegando ad un giudice il potere di disporre della propria vita è motivo di grande vergogna!

IL METODO DELLA COORDINAZIONE GENITORIALE E PRINCIPALI DIFFERENZE RISPETTO ALLA MEDIAZIONE FAMILIARE

Redatto da: Dott.ssa Laura Manzoni – Mediatrice Familiare, Coordinatore Genitoriale Staff NFP

La coordinazione genitoriale nasce negli stati uniti negli anni 90 e ad oggi è applicata in tutti gli stati. Lo scopo della coordinazione genitoriale non è quello di eliminare il conflitto e nemmeno ridurlo, ma quello di permettere al bambino di avere una vita sufficientemente adeguata.

La coordinazione genitoriale si occupa delle coppie altamente conflittuali, dove il conflitto lede i diritti dei bambini. Si tratta di conflitto non mediabile con genitori arroccati sulle loro posizioni e difficilmente rimuovibili dalle stesse. Sono quei genitori che vengono presi in carico dai servizi e non si riesce a raggiungere alcun obiettivo nei colloqui e che a tratti mettono davanti i propri bisogni a quelli dei bambini.

Il coordinatore genitoriale lavora con le coppie altamente conflittuali ma che si rendono conto di esserlo e di non farcela più, oppure su invio dei rispettivi avvocati o con sentenza del Tribunale.

Lo scopo della coordinazione genitoriale è quello garantire al minore una vita sufficientemente accettabile e non la creazione di uno stile comunicativo adeguato che permetta di prendere accordi tra i genitori, come invece ci si aspetta dalla mediazione. All’interno del contesto della coordinazione genitoriale i genitori potrebbero anche non parlarsi mai e scegliere questa modalità per tutelare i propri figli.

Si tratta di un modello di riduzione del danno e non ha altri scopi prefissati (se poi dalla coordinazione genitoriale arriva anche una buona comunicazione e una collaborazione tra i genitori meglio. Tuttavia non è lo scopo!)

Così come il mediatore, il coordinatore genitoriale è esente da altri compiti. Non si occupa della protezione dei bambini, non si occupa dei percorsi individuali dei genitori, non è il legale dei genitori, pertanto si tratta di un professionista imparziale.

 

ASSEGNO DI DIVORZIO E TENORE DI VITA

Redatto da: Dott.ssa Livia Tomassini – Mediatrice Familiare Staff NFP

 

Con la sentenza n. 11504 del 10 maggio 2017, la Corte di Cassazione, sez. I civile, ha messo in discussione il “tenore di vita” quale parametro per la determinazione dell’assegno di divorzio.

Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione della sentenza, si è scritto e detto molto: proviamo dunque a fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto, quella della Corte di Cassazione è una sentenza. Mentre la legge si applica a tutti, la sentenza “fa stato tra le parti”, cioè vale per coloro che sono parti nel giudizio in cui la sentenza viene pronunciata.

La sentenza n. 11504/2017 è dunque efficace per i coniugi che sono stati parti in causa; per tutti gli altri, costituisce solo un precedente, che potrà o meno essere consolidato da altre pronunce di contenuto analogo.

Nel merito, la sentenza ribadisce innanzitutto la differenza tra assegno di separazione e assegno di divorzio: mentre la separazione personale lascia in vigore,  seppure in forma attenuata, gli obblighi coniugali ( fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia, coabitazione), con il divorzio il rapporto matrimoniale si estingue sul piano non solo personale, ma anche economico-patrimoniale.

Quindi, se in caso di separazione è ragionevole fare riferimento al tenore di vita matrimoniale (perchè si tratta pur sempre di coniugi, ancorchè separati), in caso di divorzio “ogni riferimento a tale rapporto (quello matrimoniale) finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica, in una indebita prospettiva, per così dire, di ultrattività del vincolo matrimoniale”.

Per la Suprema Corte dunque il diritto all’assegno di divorzio è eventualmente riconosciuto all’ex coniuge richiedente come “persona singola” e non già come (ancora) parte di un rapporto matrimoniale ormai estinto anche sul piano economico-patrimoniale.

Si deve quindi ritenere, secondo la sentenza in esame, che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale. L’interesse tutelato con l’attribuzione dell’assegno divorzile non è il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma il raggiungimento della indipendenza economica, in tal senso dovendosi intendere la funzione esclusivamente assistenziale dell’assegno divorzile.

Occorre a questo punto soffermarsi sul parametro della indipendenza economica, al quale rapportare l’adeguatezza/inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge richiedente, nonché la possibilità/impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.

Secondo la Cassazione, i principali indici per accertare se l’ex coniuge disponga o meno di mezzi adeguati o possa procurarseli (salva l’impossibilità per fatti oggettivi) sono:

1.il possesso di redditi di qualsiasi specie;

  1. il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari;
  2. le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale;
  3. la stabile disponibilità di una casa di abitazione

Nella sentenza in esame dunque il Collegio, avendo accertato che l’ex coniuge disponeva di un proprio patrimonio personale, di una abitazione e della possibilità di lavorare e guadagnare, ha negato il riconoscimento dell’assegno divorzile.

Ovviamente, tutto quanto sopra nulla ha a che vedere con gli obblighi che  i  genitori hanno – anche dopo il divorzio – nei confronti dei figli, i quali hanno diritto di essere mantenuti, educati e istruiti da entrambi i genitori in misura proporzionale alle capacità patrimoniali di ciascuno.

 

LA MEDIAZIONE FAMILIARE: COMUNICARE NEL CONFLITTO

 

Redatto da: Dott.ssa Paola Anastasio – Mediatrice Familiare Staff NFP

Un obiettivo della mediazione familiare è riattivare i canali di comunicazione tra  due genitori, in fase di separazione, affinchè si ricostituisca uno spazio negoziale in cui mamma e papà possano trovare accordi e soluzioni condivise, a vantaggio della serenità personale e di quella dei loro figli.

L’acutizzarsi di una crisi si riflette, in genere, sulla incapacità dei genitori di comunicare tra loro in maniera efficace e positiva. Le divergenze legate agli interessi, ai bisogni individuali, producono spesso un alto grado di emotività e conflitto. Ripristinare una comunicazione efficace rappresenta il primo passo da compiere in mediazione.

Ma comunicare nel conflitto non è per niente facile! O meglio, non è facile comunicare senza incorrere nelle “trappole” che fanno perdere di vista il reale contenuto del messaggio che si desidera trasferire, o che ci distolgono dall’ascolto dei massaggi che ci arrivano dall’altro.

La comunicazione veicola non solo parole, contenuti, ma soprattutto emozioni, stati d’animo, che se prendono il sopravvento possono ostacolarne la chiarezza e l’efficacia.

Quando vediamo l’altro come un potenziale nemico, e siamo dominati dalla rabbia o dal rancore, facciamo fatica a predisporci all’ascolto e a cogliere quei segnali positivi, che potrebbero tornare a comun vantaggio, per depotenziare   il conflitto.

D’altra parte non ci si può sottrarre dal comunicare! Non solo perché, di fatto, i genitori hanno la necessità di relazionarsi per prendere accordi rispetto ai figli, ma anche perché un principio fondamentale della comunicazione ci insegna che non è possibile non comunicare.

Cosa significa? In buona sostanza significa che tutti i nostri comportamenti trasmettono all’altro, anche inconsapevolmente, dei messaggi. Comunichiamo anche stando in silenzio!

Ma come facciamo ad aiutare quei i genitori che si trovano in una fase critica della loro vita personale a riattivare un dialogo il più possibile costruttivo, finalizzato a riorganizzare la loro vita e quella dei loro figli?

In questa fase il ruolo del mediatore familiare diviene strategico.

La necessità di tutelare i legami genitoriali, ma soprattutto la finalità di arrivare ad un accordo consapevole e realmente condiviso dai genitori, che hanno deciso di intraprendere un percorso di mediazione, fa sì che il ruolo del mediatore familiare sia proprio quello di individuare le dinamiche conflittuali, riconoscere le emozioni, i bisogni, gli stili comunicativi e negoziali di entrambe le parti utilizzando sapientemente alcuni strumenti fondamentali.

L’ascolto attivo, l’empatia, l’uso delle domande, la riformulazione dei messaggi, la “ristrutturazione” di significato rispetto alla rappresentazione della realtà che ciascuno dei genitori porta in mediazione, possono trasformare la comunicazione rendendola più fluida ed efficace al pari di un processo “alchemico”.

Non sempre può funzionare, ma non provarci, può significare, per i genitori, chiudere a qualunque tentativo di dialogo”, delegando ad un legale o ad un giudice le decisioni determinanti per la loro vita e per quella dei loro figli.