ASSEGNO DI DIVORZIO E TENORE DI VITA

Redatto da: Dott.ssa Livia Tomassini – Mediatrice Familiare Staff NFP

 

Con la sentenza n. 11504 del 10 maggio 2017, la Corte di Cassazione, sez. I civile, ha messo in discussione il “tenore di vita” quale parametro per la determinazione dell’assegno di divorzio.

Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione della sentenza, si è scritto e detto molto: proviamo dunque a fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto, quella della Corte di Cassazione è una sentenza. Mentre la legge si applica a tutti, la sentenza “fa stato tra le parti”, cioè vale per coloro che sono parti nel giudizio in cui la sentenza viene pronunciata.

La sentenza n. 11504/2017 è dunque efficace per i coniugi che sono stati parti in causa; per tutti gli altri, costituisce solo un precedente, che potrà o meno essere consolidato da altre pronunce di contenuto analogo.

Nel merito, la sentenza ribadisce innanzitutto la differenza tra assegno di separazione e assegno di divorzio: mentre la separazione personale lascia in vigore,  seppure in forma attenuata, gli obblighi coniugali ( fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia, coabitazione), con il divorzio il rapporto matrimoniale si estingue sul piano non solo personale, ma anche economico-patrimoniale.

Quindi, se in caso di separazione è ragionevole fare riferimento al tenore di vita matrimoniale (perchè si tratta pur sempre di coniugi, ancorchè separati), in caso di divorzio “ogni riferimento a tale rapporto (quello matrimoniale) finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica, in una indebita prospettiva, per così dire, di ultrattività del vincolo matrimoniale”.

Per la Suprema Corte dunque il diritto all’assegno di divorzio è eventualmente riconosciuto all’ex coniuge richiedente come “persona singola” e non già come (ancora) parte di un rapporto matrimoniale ormai estinto anche sul piano economico-patrimoniale.

Si deve quindi ritenere, secondo la sentenza in esame, che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale. L’interesse tutelato con l’attribuzione dell’assegno divorzile non è il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma il raggiungimento della indipendenza economica, in tal senso dovendosi intendere la funzione esclusivamente assistenziale dell’assegno divorzile.

Occorre a questo punto soffermarsi sul parametro della indipendenza economica, al quale rapportare l’adeguatezza/inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge richiedente, nonché la possibilità/impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.

Secondo la Cassazione, i principali indici per accertare se l’ex coniuge disponga o meno di mezzi adeguati o possa procurarseli (salva l’impossibilità per fatti oggettivi) sono:

1.il possesso di redditi di qualsiasi specie;

  1. il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari;
  2. le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale;
  3. la stabile disponibilità di una casa di abitazione

Nella sentenza in esame dunque il Collegio, avendo accertato che l’ex coniuge disponeva di un proprio patrimonio personale, di una abitazione e della possibilità di lavorare e guadagnare, ha negato il riconoscimento dell’assegno divorzile.

Ovviamente, tutto quanto sopra nulla ha a che vedere con gli obblighi che  i  genitori hanno – anche dopo il divorzio – nei confronti dei figli, i quali hanno diritto di essere mantenuti, educati e istruiti da entrambi i genitori in misura proporzionale alle capacità patrimoniali di ciascuno.

 

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